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Il Popolo della Pietra

Per quasi tremila anni, in un arco di tempo che va dal neolitico recente alla scomparsa della civiltà nuragica con la conquista romana, il percorso dell'Uomo nell'isola si è concretizzato sempre ne segno della pietra, in sintonia con l'ambiente naturale

1 - La Tomba di Giganti di Coddu Vecchiu, nel territorio di Arzachena. Monumentale sepoltura collettiva, di epoca nuragica (1200 circa a.C.), disposta lungo l’asse est-ovest, con l’ingresso a levante. La stele bilitica, elegantemente centinata, la più alta finora conosciuta in Sardegna, misura quattro metri e quattro centimetri

2 - La torre centrale giallo-ocra di muschio e licheni del nuraghe Losa, solitario nei campi, non lontano da Abbasanta nella parte centro occidentale dell’isola. Vertice architettonico della civiltà fiorita tra il XIX e il III secolo a.C., questi straordinari e raffinati monumenti megalitici (ne sono stati censiti circa settemila e molti altri sono certamente da scoprire), di forma semplice o complessa, custodiscono ancora il mistero della loro destinazione. Rifugi fortificati o santuari, luoghi di riunione o abitazioni dei capi tribù, sepolture-mausoleo o cenotafi solenni delle divinità? Misteriosa anche l’origine del nome: per alcuni studiosi deriverebbe dalla parola nur “cavità tra le pietre” nella lingua dei sardi della preistoria

3 - Il dolmen di Sa Coveccada, nei pressi di Mores. In una piana elevata al centro di una conca, come su un basamento di trachite, e intorno il paesaggio brullo dell’estate, la macchia tra le fenditure della roccia, in basso quello che suppongo sia il greto di un fiume disseccato, solitario, quasi una cattedrale megalitica, si innalza questo straordinario monumento di epoca pre-nuragica, uno dei più imponenti dell’area mediterranea. Tre lastroni di pietra infissi nella terra, un quarto a chiudere come volta la sepoltura

4 - Sul ciglio del costone un enorme masso scolpito, il “Toro”, acefalo, domina la necropoli. Guardiano silenzioso della casa dei morti? O piuttosto il Garante del silenzio e della pace? Giudice inflessibile sulla soglia? Custode inquietante dell’Enigma? Forse un gigantesco simbolo della fertilità

5 - Il circolo megalitico di Pranu Mutteddu. Sopra un alto pianoro, alle porte di Goni nella Sardegna sud-orientale, disseminato di querce sugheraie, venti menhir, allineati lungo l’asse est-ovest, sorvegliano, quasi immutabili sentinelle, le tombe sotterranee a circolo di epoca pre-nuragica. Alti fino a tre metri, questi monoliti richiamano in qualche modo la figura umana. Durante gli equinozi risulta chiaro l’allineamento, che rimanda a segni astrali e temporali, con possibili riferimenti al culto degli antenati. Si cammina in silenzio, sopra un morbido tappeto di foglie giallo-ocra, per non disturbare un sonno millenario. E le querce, macchiate come le pietre di licheni, in una osmosi quasi perfetta, denunciano l’assoluta commistione di tutti gli elementi del cosmo

 

 


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La Regione che guarda a Mezzogiorno

Una fascia costiera che corre da Punta Molentis a Capo Teulada, Cagliari e il suo volto, la parte meridionale del campidano, le isole dei Cavoli e di Serpentara ad est, Sant'Antioco e San Pietro ad ovest. Spiagge bianche, cale, promontori, profili rocciosi di scisti e di calcare,una vegetazione che alla macchia mediterranea confonde l'euforbia che in fiore a primavera, dipinge di giallo, d'arancio di rosso il paesaggio

6 - Una torre spagnola del 1578, sopra un promontorio alto 60 metri, domina l'insenatura di Porto Giunco. Sullo sfondo lo stagno Notteri. Dislocate lungo tutta la fascia costiera, nei punti strategici, in modo da essere visibili tra di loro, queste torri di avvistamento furono costruite per volere di Carlo V a partire dal 1535 e restaurate in epoca sabauda

7 - Un panorama che toglie il respiro: da un torrione calcareo lo squardo dilaga da Capo Boi a Capo Carbonara, lungo l'omonimo golfo, le spiagge di Campus e Campolongu, Punta Santa Caterina, tutta la parte occidentale dell'area marina protetta di Capo Carbonara

8 - Punta Molentis divide due cale: una di ciottoli guarda verso il nord est all'Isola di Serpentara, alla Torre di San Luigi, con una mare blu intenso, l'altra, di sabbia bianchissima, ha come orizzonte la lunga spiaggia di Simius, Cala di Porto Giunco, fino a Capo Carbonara e all'Isola dei Cavoli

9 - Il promontorio di Capo Malfatano, una mano che si appoggia sull'acqua, con un gesto rapace di possesso. Da una parte l'alta falesia, dall'altra i declivi scivolano al mare dolcemente. La macchia mediterranea e sopra la punta estrema la torre sentinella

10 - Una spiaggia fra Capo Malfatano e Torre Budello, ad ovest di Cagliari

11 - Una casa bianca di calce nell'Isola di San Pietro

12 -Isola di San Pietro: le "Colonne", due faraglioni come due mitologici amanti che conversano eternamente delle maree, del vento, della luna

13 - La torre spagnola di Porto Scudo

14 - La falesia di Capo Rosso nell'Isola di San Pietro. Diverse formazioni tettoniche caratterizzano il paesaggio. Sottili livelli di lava riolitica si alternano a livelli piroclastici ricoperti da sedimenti di ocre rosse, rosso sangue, ematiche, gialle e giallo-bruno. Stratificazioni di diaspro, che ripetono la sequenza dei colori fino al marrone scuro. Una sospensione, uno stupore dinanzi a questo teatro che la natura ha scolpito con violenza nel corso dei millenni

15 - L'Isola dei Cavoli. Imponenti macigni di granito grigiastro, cormorani si appoggiano sopra scogli rotondi, una serie di punte e di piccole cale, una vegetazione unica, il limonio reticolato, l'artemisia, l'assenzio arbustivo, la carlina raggiodoro, la morella di sodoma ed una rara specie di cavolini selvatici, da cui probabilmente prende nome l'isola. In alto, contrapposto al fratello di Capo Carbonara, il faro maiolicato a strisce bicolori, costruito sull'antica torre spagnola

 

 

 


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Il Versante occidentale

Sulcis e Iglesiente, due tra le terre emerse più antiche del pianeta, un paesaggio aspro, violento, e una splendida vegetazione. Le dune gialle di Piscinas, la piana di Arborea, il golfo di Oristano, fino alla rada di Alghero e alla vertigine calcarea di Capo Caccia

16 - Il villaggio Laveria Lamarmora per il trattamento dei minerali estratti dalla miniera di Nèbidail centro principale del bacino minerario dell’Iglesiente

17 - Porto Flavia, lungo la costa sud-occidentale dell’isola, il luogo di carico dei minerali estratti dal sottosuolo nei pressi di Masua. Fu realizzato nel 1924, scavando la montagna per seicento metri. Un nastro trasportatore alla base di due gallerie sovrapposte riceveva i minerali dai depositi sotterranei, e con un braccio mobile li trasferiva direttamente nella stiva delle navi

18 - La costa tra Nèbida e Buggerru, di un’incredibile colorazione viola per la presenza di ematite

19 - Nelle strade di Iglesias

20 - Cala Domestica, un’insenatura a gomito con l’immancabile torre spagnola

21 - Cala Domestica

22 - Il Pan di Zucchero, faraglione calcareo emerso dal mare fino all’altezza di 133 metri, pochi metri meno della grande piramide di Cheope

23 - Una strada del centro di Bosa, con le sue case multicolori, i balconi in ferro battuto e sullo sfondo, la cupola della Cattedrale dell’Immacolata

24/25/26 - Siamo ad Oristano per la Sartiglia, è la domenica di Carnevale

27 - L’Ardia di Sedilo, il 6 e 7 luglio

28 - Veduta aerea del centro storico di Alghero, unico nel suo genere, in primo piano i bastioni e il campanile della cattedrale

29 - La torre campanaria della Chiesa di San Francesco

30 - La scogliera fra Alghero e Capo Caccia, un formidabile promontorio calcareo, che si leva a 168 metri sopra il mare e chiude a nord ovest la baia. Le pareti scendono vertiginosamente, forate da grotte spettacolari

 


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Le Terre del Nord

Nurra, Logudoru, Anglona, Gallura le regioni storico-geografiche che nell'arco a settentrione vanno da ovest a oriente, da Capo Falcone a Tavolara. In questa fascia di terra si trovano le più belle chiese dell'isola, romaniche soprattutto. Roccioni di granito che assumono le forme più diverse, emergono sopra la macchia o dominano il paesaggio, le vallate e il mare, come la sintesi superba di Capo d'Orso

31/32 - Santissima Trinità di Saccargia. Correndo lungo la statale 597, da Sassari a Olbia, la cuspide del campanile appare quasi per magia al di là del dosso. Solitaria nella campagna, perfettamente conservata tra le rovine dell’antico monastero camaldolese, nel bicromatismo dei conci di trachite e calcare, del grigio scuro e del bianco. La basilica fu eretta sopra una preesistente chiesa del 1114. Scoperchiata alla fine dello stesso secolo per innalzare i muri laterali, la facciata demolita per far posto a quella attuale, in forme tipiche del romanico toscano. A croce con missa, una sola navata che si conclude in un transetto con tre absidi, e un portico con volta a crociera e archi modanati. Elementi decorativi si rifanno a modelli del Campo dei Miracoli a Pisa. Sopra l’arcata centrale, rose, rombi digradanti, intrecci geometrici. Al centro dell’arcata superiore una finestra cruciforme, in quella inferiore, un’elegante bifora, con un’esile colonna. Sulle fasce degli archi, animali demoniaci, nei capitelli, quattro gatti alati. Nelle cornici del pilastro a sinistra del portico, il motivo delle vacche accovacciate. La torre campanaria, altissima, punta verso l’azzurro

33 - La Faradda (discesa) dei Candelieri, la festha manna di mezzo agosto, è l’evento più importante dell’anno sassarese. In questo giorno la città rivive un’antichissima tradizione. Il mattino della festa i rappresentanti dei gremii prelevano dalla cappella della corporazione il proprio candeliere, che viene addobbato nella casa di ciascun Obriere di Candeliere, la massima carica del gremio. Si tratta di colonne di legno (un tempo erano di cera), su un basamento, alte circa otto metri, decorate, adorne di nastri colorati, fiori, ghirlande e piccole bandiere, portate a spalla dai Candelieri

34 - Il monastero benedettino di San Pietro di Sorres, cattedrale e sede vescovile fino al 1500. Costruita nel XII secolo in stile romanico pisano a tre navate

35 - Nostra Signora del Regno ad Ardara. Costruita in conci di pietra lavica agli inizi del XII secolo. A pianta basilicale a tre navate, le colonne di quella centrale dipinte con figure di Apostoli e Dottori della Chiesa. Nel presbiterio, il magnifico Retablo Maggiore (1515), tempera su tavola di 10 metri per 6, di Giovanni Muru

36 - La spiaggia rosa nell’isola di Budelli (in alto a sinistra). In quale perduto manoscritto ritrovare parole per trasmettere il turbamento o il ricordo, l’emozione di questo incanto

37 - La macchia lambisce il mare nell’isola di Budelli

38 - Isola di Caprera, Cala Coticcio. Tra le rocce di granito rosato, il mare verde azzurro, le bacche rosse dei lentischi

39/40 - Capo d’Orso. Minacciosa sopra il promontorio la sagoma inconfondibile di questo enorme granito, noto fin dall’antichità

41 - A Caprera. Una barriera di granito rosa abbraccia un mare verde azzurro

42/43 - In barca tra le scogliere e le spiagge dell’isola di Spargi

44 - Lo sperone granitico dell’Isola Tavolara sembra scivolare sulle acque come un gigantesco iceberg

45 - La torre spagnola dell’Asinara

46 - La Torre della Pelosa a Stintino come la torretta di un sommergibile emerso dalle profondità del mare

47 - Barche in un’incantevole insenatura

 


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La Costa di Levante

Immagino antichi naviganti, in fuga da un paese che forse non esiste approdare in questi luoghi solo in apparenza inospitali, e trovare invece quello che non sapevano di inseguire. Un paradiso di montagne e di mare.Da Punta Nera lungo il golfo di Orosei fino alla costa dell'Ogliastra. Scogliere che precipitano nell'acqua, bastioni come fortezze di calcare inespugnabili, piramidi levate contro il cielo, cale che si susseguono in una gara frenetica di bellezza

48 - L’Aguglia, un picco alto 143 metri, sovrasta Cala Goloritzé

49 - Cala Luna, forse la spiaggia più bella del Mediterraneo

50 - Lo sperone di roccia Su Masongiu

51 - Una cavità rotonda scavata nella roccia a Cala Luna, dove il riverbero della luce scivola dall’acqua verso l’interno

52 - La scogliera di Arbatax. Il granito rosso, esaltato alla base dalle diverse tonalità del grigio, emerge come un mostro preistorico dal blu profondo delle acque

53 - Il Supramonte di Baunei si spinge sopra il mare, impressionanti muraglie dominano l’insenatura tra Capo Monte Santo e Pedra Longa

54 - Il disegno frastagliato della costa orientale della Sardegna assume talvolta forme di animali protesi nell’acqua

55 - Cala Mariolu, due piccole incantevoli insenature separate da una scogliera, raggiungibili soltanto dal mare

56 - Un ampio tratto della costa orientale, visto dall’alto, in primo piano l’Aguglia

 

 


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Nel cuore più segreto dell'Isola

Impervie montagne, a volte brulle, desolate, ma sempre affascinanti, talvolta adolcite dalle acque e dalla vegetazione, da paesi sorti quasi per incanto sulle alture. Siamo nel Supramonte, l'alto piano calcareo che si spinge fino al Golfo di Orosei

57 - Un’ampia panoramica dal monte di Tiscali

58/59 - I Mamuthones, protagonisti del Carnevale barbaricino di Mamoiada. Coperti di maschere lignee che stravolgono i tratti umani, indosso pelli voluminose e sulla schiena un grappolo ingombrante di campanacci

59 - Una ragazza del Sud ostenta il suo radioso sorriso e il magnifico costume tradizionale

60 - Il tronco contorto e i rami di un ginepro reale ultracentenario, come una mitologica idra, lottano contro il vento

61 - Le acque del Lago Cedrino si insinuano fra le montagne. è un invaso artificiale formato dallo sbarramento dell’omonimo fiume. Luogo di escursioni a cavallo e in canoa

62 - Tiscali. Un nome che ha un suono millenario, protosardo. Indecifrato. Tra i boschi di querce, risalendo i sentieri dei carbonai, fino alla sommità del monte. Da una strettissima fenditura nella roccia, si arriva a una cencia carsica, bianca, grigiastra, macchiata di licheni giallo-ocra. Da uno sperone tra lentischi e ginepri affacciati sull’abisso. Si scende, con il cuore sospeso, nel ventre della montagna, in una grande dolina carsica. Capanne nuragiche colpite dai raggi del sole attraverso una finestra naturale apertasi per il crollo di un tratto della volta. Un senso sacrale di mistero davanti a queste pietre che tentano di raccontare una storia sconosciuta. Perché questo insediamento in un luogo di facile difesa, inaccessibile? L’ultimo rifugio di un popolo che fuggiva dalle armate dei conquistatori? Come fra le rovine di Machu Picchu, non ci sono risposte

63 - Il “tacco” di Monte Novo San Giovanni (1316 m) ad ovest del Supramonte di Urzulei, in un mare di pietre e di verde, sullo sfondo le cime del Gennargentu

 

 
       
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